venerdì 16 dicembre 2011

Inconsapevolezza.

Non sono ancora riuscito a capire il perché.
Il perché è una domanda più semplice di quanto si possa immaginare.
Come mai, a differenza di anni, di parole , di giorni , di minuti mesi secondi, lunghi, volatili, quasi infiniti, si continua a provare o pensare un qualche cosa di una persona , cosa può avere di tanto speciale un essere umano da trasmettere e stabilire in un altro un sentimento di debolezza, di completo subordinamento, un sentimento disarmante.
Eppure tutto ciò non ha senso. E' passato tempo , sono passate persone , cose , SITUAZIONI.
Ma nulla cambia.
Nulla sembra in alcun modo voler cambiare e dopotutto non so nemmeno quanto questa cosa mi dispiaccia , se non per il fatto che solo io ne sono a conoscenza oppure  solo io, ne voglio essere a conoscenza. Posso biasimare , però , in fondo. Io penserei : è mai possibile che dopo tanto tempo, ancora sia così la situazione? Tutto ciò è ridicolo.
Si lo è.
Ma nulla sembra cambiare né sembra intenzionato a farlo e mi sono reso conto che farei cose che per un'altra persona non farei nemmeno sotto pagamento, ma..
Tutto ciò è assurdo e mi fa male sapere di essere l'unico a saperlo.
Tutto questo un giorno mi farà impazzire e mi farà combinare cose che ho già fatto prima.
Non so quanto sia vantaggioso, ma almeno potrò dirlo : " Almeno ci ho provato " .

domenica 30 ottobre 2011

La non

sobrietà.
Penso sempre più frequentemente che la vita da ubriachi sarebbe fantastica. Non tanto per la capacità di fottersene altamente delle conseguenze delle proprie azioni e del completo disinteresse delle proprie cose , materiali o non che siano, ma più che altro per la capacità e la facilità di dire la verità e di fare le cose.
Sarà triste un pensiero del genere, ma non siamo mica tutti fatti alla stessa maniera, decisamente no, ed è proprio per questo.
Non ci si deve mai fidare di un ubriaco, ma lo si deve sempre credere.
Le cose che dice sono sempre quelle vere, ma le cose che dice di voler fare o di non, sarebbe meglio sempre evitarle.
Ho uno strano rapporto con me ubriaco, ma devo dire che non mi dispiace assolutamente, se solo avessi un pizzico di quello che ho in più in quello stato, sarei contentissimo di me stesso.
Invece non lo sono affatto.
Scelgo male le persone di cui interessarmi oppure scelgo qualcosa di cui non mi sono realmente nemmeno reso conto.
Tutto ciò mi confonde, come ho appena fatto con la frase qui sopra con voi.
Ed e' così che mi sento in fondo..
Confuso.

martedì 11 ottobre 2011

E' impressionante

quanto materiale sprechiamo. Quanto abbiamo apparentemente bisogno di tanto spazio, di tante cose, ma di quanto effettivamente esso non ci serva e nonostante ce ne rendiamo conto, non facciamo nulla per evitare questo spreco.
Non riusciamo a liberarci delle cose, per quanto stupide possano loro essere.
E parlo di qualsiasi cosa, quanto volte vi è mai capitato, di girare per i file del pc o per la rubrica del vostro telefono o di cercare di liberare il cassetto del vostro armadio o della vostra scrivania e puntualmente pensare: "mah, forse questo non lo butto, potrebbe servirmi un giorno" " questo numero non lo cancello e se poi dovessi averne bisogno" . Eppure lo sappiamo benissimo che quella maglietta non la re-indosseremo più, che quella persona non la chiameremo mai, che quel quaderno delle superiori mezzo scritto e non, non lo riutilizzeremo mai più.
A cosa voglio mirare dicendo tutto questo , sembrano tutte cose ovvie, domande da capitan ovvio.
Ebbene.
Sono convinto che spesso o per meglio dire, sempre, stentiamo a liberarci delle cose perchè siamo legati ad esse emotivamente e privarci della loro presenza rappresenterebbe per noi rimuovere un ricordo o quanto meno accantonarlo, allontanarlo, quando effettivamente, forse, noi, non lo vogliamo fare.
Ma perché siamo così legati anche a piccole cose, a piccoli ricordi nostalgici?
Per carità, può darsi che una parte di essi possa essere positiva, possa costruire sul nostro viso un sorriso compiacente, che ci ricorda quella volta in cui hai ricevuto in regalo quella maglietta o quella festa a cui hai partecipato in quella foto che giace solitaria nella raccolta "Immagini" tra i documenti sparsi per il PC.
Con l'avvento dei grandi archivi di massa, dell'ordine di Giga e Tera-Byte, i dischi rigidi sono in grado di contenere migliaia di documenti tra video, foto, mp3. Sono diventati contenitori sconfinati di emozioni, di ricordi, di vite vissute e viventi , giacenti su dei bit che camminano sui dischi rotanti e sui display a led luminosi . Vite che continuano e che persistono nella rete , che trovano una seconda personalità ed identità lì, in server chissà dove sparsi per il mondo, abbandonando per questa ragione quasi ogni capacità di ricordo , quella capacità che possedevamo prima di prendere una foto in mano , guardarla, fissare bene il ricordo e tenerlo stretto , senza cercare di lasciarlo mai andare, perchè era lì, stretto nelle nostre mani, fissi nelle nostre menti.
Ora c'è una freccia che punta verso destra ed una che punta verso sinistra a scorrere i nostri ricordi, che lentamente, diventano sempre meno forti.
Vorrei tornare a tenere stretti con me le voci, quelle poche immagini che mi potevano ricordare una bella serata, non 500 foto che non possono far altro che confondermi.
Sono cresciuto in un mondo già abbastanza Digitalizzato.
Ma la capacità di mantenere stretto forte un ricordo, un po' ( e devo dire neanche tanto poco),  mi manca.

mercoledì 5 ottobre 2011

Non riesco

a capire cosa possa calmarmi . Non è possibile che l'uomo, o almeno una parte di essi, siano così legati all'emotività da distruggere tutto ciò che hanno intorno, anche andando contro se stessi, senza rendersi conto di essere scesi giù nel baratro. E' difficile, riuscire a capire di esserci realmente arrivati, ma è altrettanto difficile accettare questa cosa e risalire, almeno per alcuni di noi.
Non posso resistere. Non VOGLIO resistere. Mi sono stancato, di sopravvivere. Mi sono annoiato di aspettare, di vedere cosa succede. Odio lamentarmi. Mi sono scocciato anche di lamentarmi. Odio Odiare tutto ciò che odio.
E tutto ciò non dipende da me.
Dipende da come sono fatto e da come non riesco in alcun modo a superare certi miei limiti, strutture odiose dell'essere che tanto ci legano all'orgoglio, alla nostalgia , ai desideri e tutta la rabbia che ne scaturisce, che non riesco a sfogare.
E' uno stato d'animo di ricerca costante, coperta da un velo di apparente indifferenza. Io aspetto, ma forse sto cercando. Ma io non voglio cercare, io non voglio niente. Voglio solo un po' di tranquillità.
Sono l'ultimo che si dovrebbe lamentare, ma sto facendo a pugni con il mio cervello, il mio carattere, le mie abitudini e tutto ciò che mi gira intorno, persone cose o situazioni.
Non-si-può-continuare-così.
Ma ora come ora, davvero, non so che fare.

martedì 13 settembre 2011

Quanto e' facile

la nostra vita? Quanto? Ditemelo voi.
Quanto è facile aprire un social network e "conoscere" una persona, evitando tutti quei spiacevoli convenevoli e commenti, che potrebbero nascere da una stretta di mano e un bacio sulla guancia. Quanto è facile? Quanto?
Questa vita è la vittoria dell'introversia e del voyeurismo. Vedo una persona, casomai spesso. Noto che questa frequenta persone a me conosciute, abbiamo amici comuni ma non ho il coraggio di presentarmi, di presentarmi fisicamente difronte a lei allungare la mano verso la sua e dire con tono forte e deciso : "Piacere, il mio nome è: ".
Quanto è facile , penso il quel momento , tornare a casa ed evitarmi questo strazio , evitare una brutta figura o un'ambiguità, perché in quel momento sto pensando: perchè presentarmi da vicino, se ho la possibilità , tornato a casa, di risparmiarmi questa fatica?
Non c'è nemmeno il pericolo di vedere la realtà , del suo volto. Ma dico, un tempo l'umanità non era curiosa? Io lo sono, ma gli altri? Non esiste nemmeno più la curiosità, la voglia, di assistere alla reazione che l'altra persona , nel momento in cui le stringo la mano, ha?
La stretta di mano è una cosa così importante, una stretta di mano sbagliata, potrebbe darti le informazioni necessarie per non frequentare mai più una persona nella tua vita e salvarti imbarazzi e difficoltà varie.
Ma poi le persone sono così diverse dietro lo schermo. Mi sembra di vedere tutti profili camminanti, guardo tizio e vedo un pannello lungo e largo quanto il suo corpo, diviso da una striscia centrale  ; a sinistra l'io davanti lo schermo, a destra , l'io dietro lo schermo. E' così facile, è così coraggioso , l'io di destra.
Sono tutti aspetti che vale la pena considerare, conosco persone che ostentano una certa riservatezza, ma sembra che una serie di link e qualche stato a distanza di qualche ora, sia capace di raccontare più di quanto effettivamente essi non vogliono o forse si. Quanto è facile?. La riservatezza è un concetto relativo, è un nascondersi dietro la timidezza, non una voglia di tenere realmente nascosti i propri interessi o intimità.
Chi non è riservato nella vita, lo è dietro lo schermo e viceversa. E' tutto così semplice quindi, ora?
E' un discorso assurdo, lo so, ma ne sono sempre più convinto. Se qualcuno è ancora convinto che riservatezza e timidezza vadano di pari passo e sopravvivano, non si è accorto probabilmente di cosa sia accaduto proprio a loro stessi. E questo mi piace. Continuo a chiedermi.
Quanto è facile?

giovedì 8 settembre 2011

Riuscire

a combattere un blocco, qualcosa di cui non conosciamo la provenienza o quantomeno ne abbiamo un sospetto, ma non lo vogliamo accettare. Rendersi conto di quando accade ed ammettere di aver trovato un discreto collegamento con la necessità ; per carità, potrebbe essere tranquillamente una coincidenza, ma ho i miei motivi per credere che non lo sia. Non riesco a comprendere per quale motivo e in che maniera la necessità ( senza scendere nel particolare di definirne la tipologia ) riesca a stimolare in maniera così efficace la fantasia, anche essendo due concetti apparentemente estranei tra loro. La spiegazione che mi sono dato è collegata a sua volta ad un altro concetto: la ricerca. Infatti la ricerca di soddisfare la necessità comporta un carico di lavoro, di elaborazione, mero bisogno ( a sua volta ) di affogare l'obiettivo con un'altra medicina. Sembra d'un tratto tutto chiaro, semplice, limpido. Ma a conti fatti non credo lo sia. Esiste la rinuncia, il dovere. E' come ricevere un dono utilizzabile solo sotto determinate condizioni, solo attraverso la privazione di quello che costantemente inseguiamo. 
All'improvviso mi è venuta in mente una cosa : i fumetti dei supereroi. Questi non sono frutto della follia delirante di un fumettista disadattato , ma una forma di filosofia sottile . Nel secondo volume di Kill Bill , Bill, per l'appunto , evidenzia proprio tale aspetto del supereroe : Superman, Spiderman, Batman etc.. seppure in maniera differente rispetto a quello che sto pensando io. Quel che io intendo è che il super-potere di ognuno di questi. non è altro che una metafora del talento degli uomini ( di coloro che lo possiedono). E' il potere di uno ( o di pochi ) perché come il talento, esso non è dono di molti.
Ognuno di loro porta sempre con sé il ricordo di una rinuncia. Detto in parole povere, vorrei giungere alla conclusione che il talento non riesce sempre a convivere con il resto delle emozioni, poiché esso ti costringe a pagare un pegno, il cui prezzo, è che , lui, ti vuole tutto per se. 

Tutto ciò non deve essere interpretato in maniera radicale, non credo neanche che siano cose del tutto vere, è un pensiero passeggero e che , anche se mio ,non so nemmeno se condivido del tutto. Sono anche convinto del fatto che un uomo fatto di solo talento non può essere chiamato tale , che la rinuncia, seppur momentanea di esso, può rendere più orgogliosi e soddisfatti di quanto il talento stesso non faccia.

martedì 30 agosto 2011

La Ruota

Dopo 55 giorni che non batto i tasti online, ho accusato una certa necessità e astinenza, a dirla tutta.
"La Ruota" è l'equivalente napoletano dell'astinenza , a fare un esempio, sarebbe come se un fumatore che non fuma da 24 ore dicesse : "Stong int a na rot (ruota) assurda".
A dirla tutta, è un termine che ho sentito molto spesso in questi ultimi 15 giorni, probabilmente è la compagnia che è esageratamente esagerata (ma non per questo brutta) quindi è diventata anche una sorta di clichè , questa ruota.
In questo mese qui, su di un'isola poi non tanto lontana dalla mia città natale, ho potuto apprendere diverse cose. Ho conosciuto meglio me stesso e i miei desideri, le mie attitudini fisiche, materiali ,soprattutto mentali, nei confronti delle persone, qualunque sesso esse siano.
Ma la mia fortuna non è stata tanto quella di scoprire meglio me stesso, di scavare dentro e vedere cosa c'è sul fondo, ma più che altro di aver avuto a che fare con altri che mi hanno sbalordito, nel bene e nel male e che soprattutto mi hanno fatto comprendere quanto effettivamente sia in-categorizzabile, avrei preferito dire "una merda" ma è drastico, il mondo. Perché amo molte delle cose che mi offre, dal semplice gusto di una birra alle 4 del mattino , all'ultimo dei divertimenti più sfrenati.
Mi sono state offerte tante cose, ho capito talvolta che spesso è migliore la sensazione del provarci che quella del riuscirci, dell'ottenere qualcosa. E' un piacere provocato dal desiderio e non dall'atto compiuto.
E' la cosa migliore che ci sia. Il fatto è che se si conosce troppo poco, va male, se si conosce troppo , và peggio. Meglio fermarsi nel mezzo , allora.
Odio essere interrotto mentre scrivo, ed è proprio quello che mi è successo, fanculo.
Ad ogni modo, ritornando al discorso di prima, mi sono reso conto di quanto sia debole la mente di un ubriaco, quanto ha la capacità di poter dire tutto in un nano-secondo, di estremizzare e dichiarare tutte i pensieri sotterrati e quanto sia allo contempo umiliante (o causa di pentimento) e facile compiere un gesto che comprometta tutto o rimetta a posto una situazione o semplicemente non cambi un emerito cazzo.
La mente di un ubriaco è allo stato brado , è priva di freni, è solo sincerità è pura coscienza, più di quanto non lo si possa credere. Coscienza. Ma non si parla di una Coscienza come Grillo Parlante, si parla di Coscienza in quanto consci delle cose che si dicono e che si pensano.
Dovremmo essere sempre tutti un po' ubriachi , hanno detto, almeno l'uno accanto all'altro, avremmo il coraggio una volta tanto di dire le cose come realmente stanno e , nel caso, sputarsi nell'occhio a vicenda.

sabato 11 giugno 2011

The Big Bang Theory.

Sheldon, Leonard, Raje e Howard sono quattro scenziati e come tali vengono etichettati come NERD e vivono a Pasadena, in California.Un giorno la loro routine quotidiana , che va avanti a ritmi regolari , abitudini fisse,serate prestabilite, ristoranti selezionati, tutti stabiliti dalla maniacale follia organizzativa e pignola di Sheldon , viene interrotta da Penny, ragazza bionda della porta accanto, aspirante attrice senza alcuna apparente possibilità di successo. Leonard e Sheldon condividono l'appartamento, mentre Raje vive da solo e Howard, a ventisette anni, ancora vive a casa con la madre.
Sheldon è un tipo fuori dal comune, ha trascorso la sua adolescenza già al college, bruciando ogni tipo di record possibile, distruggendo assieme a questi, anche la sua formazione di uomo. Sheldon infatti è un bambino ; nonostante dimostri un'intelligenza notevolmente fuori dal comune , è completamente incapace di relazionarsi normalmente con gli altri , di cogliere anche il più stupido attegiamento sarcastico o qualsiasi convenzione sociale. La sua però non è una vera è propria inettitudine sociale ; lui vive in un mondo unilateralmente costituito dalla fisica, privo di humor e futilità. E' ipocondriaco e la sua "Kriptonite" è la Madre , i cui ordini non può assolutamente violare.
Leonard invece è il nerd "a metà" , innamorato di Penny dal primo giorno che l'ha vista, è fondamentalmente succube delle donne, ha una pessima autostima e fa di tutto per ingraziarsi i favori delle ragazze, che alla fine lo sfruttano solamente. Ha un rapporto difficile con la Madre, metodica e insensibile , che al posto di cambiare il pannolino a Leonard, a 4 anni gli faceva l'encefalogramma.
Raje è indiano e come tale subisce una forte pressione dai genitori, con i quali comunica attraverso il computer. Trascorre molto tempo con Howard e soffre di mutismo assoluto nei confronti delle donne, ostacolo che può superare solo se sotto effetto di farmaci o in preda ad una possibile sbronza. In tali occasioni dimostra di essere anche bravo a farci con le donne.
Howard invece è l'ingegnere del gruppo. Perennemente eccitato è convinto di poter fare colpo sulle ragazze con metodi squallidi e disgustosi, ricevendo praticamente sempre il rifiuto delle stesse. E' l'unico ad avere il pallino fisso delle donne al contrario di Sheldon che agli occhi di noi telespettatori, sembra essere a-sessuato.Penny invece, entra lentamente sempre più a contatto con i nostri scenziati, dapprima in maniera molto distaccata e indiretta, poi riesce addirittura a farsi coinvolgere nella settimanle giornata "Halo" . E' dolce e vuole bene a tutti e 4 ,anche a Howard che cerca costantemente di avere un qualche tipo di rapporto con lei, meritandosi poi, solo una valanga di sberle.


E' una serie bella, esilarante, ben costruita tutta attorno al personaggio di Sheldon, la cui analiticità e assurdità influenza in maniera radicale il tenore di vita degli altri personaggi, che sono obbligati a sottostare alle sue regole drastiche ed al limite della follia.
Và visto perchè divertente e soprattutto , per chi ne conosce un po di scienza, è confortevole sapere di capire qualcosa di quello che dice Sheldon!

giovedì 14 aprile 2011

Keep Walking

[...] entro nella metropolitana , timbro il biglietto,  scendo ed inizio a camminare per il tunnel che porta ai binari, intanto sul lato destro del tunnel c'è un mendicante. Indosso le cuffie, ma riesco comunque a capire che sta blaterando qualcosa, per un momento ho l'istinto di prendere , caricare la gamba e sferrargli un violentissimo calcio sulla faccia e, immaginando la scena, immagino anche come potrebbe la sua faccia distruggersi, immagino il rumore della mascella che si frantuma e i denti, che rossi di sangue, cadono attoniti sul pavimento.
Continuo a camminare. Arrivo ai binari, scelgo il posto sulla panchina più vuota, mi siedo, accavallo le gambe,apro la borsa ed inizio a leggere il libro. Sto leggendo Imperial Bedrooms. Dopo circa dieci minuti sento , nonostante indossi le cuffie, che il treno è in arrivo. Arriva il treno e cerco con lo sguardo il vagone dove vi è meno gente possibile. Salgo sul treno. Continuando a leggere mi appoggio con la schiena su una delle pareti, noto la diffidenza dello sguardo di ogni persona. Spesso alzo lo sguardo dal libro che mantengo stretto tra le mani, mi accorgo che difronte a me , e nella mia parte di vagone , sono arrivate alcune persone. Una ragazza , di circa diciannove anni, non molto alta, grassa, capelli neri occhi color merda, si poggia con la schiena, sudata come la sua fronte, che gronda e fa scivolare i suoi occhiali appoggiati maldestramente sul suo viso , grasso, brutto.
Mi fissa , alzo lo sguardo e smette, lo abbasso e mi continua a fissare. Per un qualche secondo ho la voglia di prendere la sua faccia alzare velocemente il ginocchio e sbattercela contro, per vedere finalmente distrutta quest'oscenità.
Il treno si ferma. Prima fermata. Altre due per la mia, cambio canzone con due tocchi sul telecomando delle cuffie , continuo a leggere.
Chissà se resisterò. [...]