sobrietà.
Penso sempre più frequentemente che la vita da ubriachi sarebbe fantastica. Non tanto per la capacità di fottersene altamente delle conseguenze delle proprie azioni e del completo disinteresse delle proprie cose , materiali o non che siano, ma più che altro per la capacità e la facilità di dire la verità e di fare le cose.
Sarà triste un pensiero del genere, ma non siamo mica tutti fatti alla stessa maniera, decisamente no, ed è proprio per questo.
Non ci si deve mai fidare di un ubriaco, ma lo si deve sempre credere.
Le cose che dice sono sempre quelle vere, ma le cose che dice di voler fare o di non, sarebbe meglio sempre evitarle.
Ho uno strano rapporto con me ubriaco, ma devo dire che non mi dispiace assolutamente, se solo avessi un pizzico di quello che ho in più in quello stato, sarei contentissimo di me stesso.
Invece non lo sono affatto.
Scelgo male le persone di cui interessarmi oppure scelgo qualcosa di cui non mi sono realmente nemmeno reso conto.
Tutto ciò mi confonde, come ho appena fatto con la frase qui sopra con voi.
Ed e' così che mi sento in fondo..
Confuso.
domenica 30 ottobre 2011
martedì 11 ottobre 2011
E' impressionante
quanto materiale sprechiamo. Quanto abbiamo apparentemente bisogno di tanto spazio, di tante cose, ma di quanto effettivamente esso non ci serva e nonostante ce ne rendiamo conto, non facciamo nulla per evitare questo spreco.
Non riusciamo a liberarci delle cose, per quanto stupide possano loro essere.
E parlo di qualsiasi cosa, quanto volte vi è mai capitato, di girare per i file del pc o per la rubrica del vostro telefono o di cercare di liberare il cassetto del vostro armadio o della vostra scrivania e puntualmente pensare: "mah, forse questo non lo butto, potrebbe servirmi un giorno" " questo numero non lo cancello e se poi dovessi averne bisogno" . Eppure lo sappiamo benissimo che quella maglietta non la re-indosseremo più, che quella persona non la chiameremo mai, che quel quaderno delle superiori mezzo scritto e non, non lo riutilizzeremo mai più.
A cosa voglio mirare dicendo tutto questo , sembrano tutte cose ovvie, domande da capitan ovvio.
Ebbene.
Sono convinto che spesso o per meglio dire, sempre, stentiamo a liberarci delle cose perchè siamo legati ad esse emotivamente e privarci della loro presenza rappresenterebbe per noi rimuovere un ricordo o quanto meno accantonarlo, allontanarlo, quando effettivamente, forse, noi, non lo vogliamo fare.
Ma perché siamo così legati anche a piccole cose, a piccoli ricordi nostalgici?
Per carità, può darsi che una parte di essi possa essere positiva, possa costruire sul nostro viso un sorriso compiacente, che ci ricorda quella volta in cui hai ricevuto in regalo quella maglietta o quella festa a cui hai partecipato in quella foto che giace solitaria nella raccolta "Immagini" tra i documenti sparsi per il PC.
Con l'avvento dei grandi archivi di massa, dell'ordine di Giga e Tera-Byte, i dischi rigidi sono in grado di contenere migliaia di documenti tra video, foto, mp3. Sono diventati contenitori sconfinati di emozioni, di ricordi, di vite vissute e viventi , giacenti su dei bit che camminano sui dischi rotanti e sui display a led luminosi . Vite che continuano e che persistono nella rete , che trovano una seconda personalità ed identità lì, in server chissà dove sparsi per il mondo, abbandonando per questa ragione quasi ogni capacità di ricordo , quella capacità che possedevamo prima di prendere una foto in mano , guardarla, fissare bene il ricordo e tenerlo stretto , senza cercare di lasciarlo mai andare, perchè era lì, stretto nelle nostre mani, fissi nelle nostre menti.
Ora c'è una freccia che punta verso destra ed una che punta verso sinistra a scorrere i nostri ricordi, che lentamente, diventano sempre meno forti.
Vorrei tornare a tenere stretti con me le voci, quelle poche immagini che mi potevano ricordare una bella serata, non 500 foto che non possono far altro che confondermi.
Sono cresciuto in un mondo già abbastanza Digitalizzato.
Ma la capacità di mantenere stretto forte un ricordo, un po' ( e devo dire neanche tanto poco), mi manca.
Non riusciamo a liberarci delle cose, per quanto stupide possano loro essere.
E parlo di qualsiasi cosa, quanto volte vi è mai capitato, di girare per i file del pc o per la rubrica del vostro telefono o di cercare di liberare il cassetto del vostro armadio o della vostra scrivania e puntualmente pensare: "mah, forse questo non lo butto, potrebbe servirmi un giorno" " questo numero non lo cancello e se poi dovessi averne bisogno" . Eppure lo sappiamo benissimo che quella maglietta non la re-indosseremo più, che quella persona non la chiameremo mai, che quel quaderno delle superiori mezzo scritto e non, non lo riutilizzeremo mai più.
A cosa voglio mirare dicendo tutto questo , sembrano tutte cose ovvie, domande da capitan ovvio.
Ebbene.
Sono convinto che spesso o per meglio dire, sempre, stentiamo a liberarci delle cose perchè siamo legati ad esse emotivamente e privarci della loro presenza rappresenterebbe per noi rimuovere un ricordo o quanto meno accantonarlo, allontanarlo, quando effettivamente, forse, noi, non lo vogliamo fare.
Ma perché siamo così legati anche a piccole cose, a piccoli ricordi nostalgici?
Per carità, può darsi che una parte di essi possa essere positiva, possa costruire sul nostro viso un sorriso compiacente, che ci ricorda quella volta in cui hai ricevuto in regalo quella maglietta o quella festa a cui hai partecipato in quella foto che giace solitaria nella raccolta "Immagini" tra i documenti sparsi per il PC.
Con l'avvento dei grandi archivi di massa, dell'ordine di Giga e Tera-Byte, i dischi rigidi sono in grado di contenere migliaia di documenti tra video, foto, mp3. Sono diventati contenitori sconfinati di emozioni, di ricordi, di vite vissute e viventi , giacenti su dei bit che camminano sui dischi rotanti e sui display a led luminosi . Vite che continuano e che persistono nella rete , che trovano una seconda personalità ed identità lì, in server chissà dove sparsi per il mondo, abbandonando per questa ragione quasi ogni capacità di ricordo , quella capacità che possedevamo prima di prendere una foto in mano , guardarla, fissare bene il ricordo e tenerlo stretto , senza cercare di lasciarlo mai andare, perchè era lì, stretto nelle nostre mani, fissi nelle nostre menti.
Ora c'è una freccia che punta verso destra ed una che punta verso sinistra a scorrere i nostri ricordi, che lentamente, diventano sempre meno forti.
Vorrei tornare a tenere stretti con me le voci, quelle poche immagini che mi potevano ricordare una bella serata, non 500 foto che non possono far altro che confondermi.
Sono cresciuto in un mondo già abbastanza Digitalizzato.
Ma la capacità di mantenere stretto forte un ricordo, un po' ( e devo dire neanche tanto poco), mi manca.
mercoledì 5 ottobre 2011
Non riesco
a capire cosa possa calmarmi . Non è possibile che l'uomo, o almeno una parte di essi, siano così legati all'emotività da distruggere tutto ciò che hanno intorno, anche andando contro se stessi, senza rendersi conto di essere scesi giù nel baratro. E' difficile, riuscire a capire di esserci realmente arrivati, ma è altrettanto difficile accettare questa cosa e risalire, almeno per alcuni di noi.
Non posso resistere. Non VOGLIO resistere. Mi sono stancato, di sopravvivere. Mi sono annoiato di aspettare, di vedere cosa succede. Odio lamentarmi. Mi sono scocciato anche di lamentarmi. Odio Odiare tutto ciò che odio.
E tutto ciò non dipende da me.
Dipende da come sono fatto e da come non riesco in alcun modo a superare certi miei limiti, strutture odiose dell'essere che tanto ci legano all'orgoglio, alla nostalgia , ai desideri e tutta la rabbia che ne scaturisce, che non riesco a sfogare.
E' uno stato d'animo di ricerca costante, coperta da un velo di apparente indifferenza. Io aspetto, ma forse sto cercando. Ma io non voglio cercare, io non voglio niente. Voglio solo un po' di tranquillità.
Sono l'ultimo che si dovrebbe lamentare, ma sto facendo a pugni con il mio cervello, il mio carattere, le mie abitudini e tutto ciò che mi gira intorno, persone cose o situazioni.
Non-si-può-continuare-così.
Ma ora come ora, davvero, non so che fare.
Non posso resistere. Non VOGLIO resistere. Mi sono stancato, di sopravvivere. Mi sono annoiato di aspettare, di vedere cosa succede. Odio lamentarmi. Mi sono scocciato anche di lamentarmi. Odio Odiare tutto ciò che odio.
E tutto ciò non dipende da me.
Dipende da come sono fatto e da come non riesco in alcun modo a superare certi miei limiti, strutture odiose dell'essere che tanto ci legano all'orgoglio, alla nostalgia , ai desideri e tutta la rabbia che ne scaturisce, che non riesco a sfogare.
E' uno stato d'animo di ricerca costante, coperta da un velo di apparente indifferenza. Io aspetto, ma forse sto cercando. Ma io non voglio cercare, io non voglio niente. Voglio solo un po' di tranquillità.
Sono l'ultimo che si dovrebbe lamentare, ma sto facendo a pugni con il mio cervello, il mio carattere, le mie abitudini e tutto ciò che mi gira intorno, persone cose o situazioni.
Non-si-può-continuare-così.
Ma ora come ora, davvero, non so che fare.
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