Non riusciamo a liberarci delle cose, per quanto stupide possano loro essere.
E parlo di qualsiasi cosa, quanto volte vi è mai capitato, di girare per i file del pc o per la rubrica del vostro telefono o di cercare di liberare il cassetto del vostro armadio o della vostra scrivania e puntualmente pensare: "mah, forse questo non lo butto, potrebbe servirmi un giorno" " questo numero non lo cancello e se poi dovessi averne bisogno" . Eppure lo sappiamo benissimo che quella maglietta non la re-indosseremo più, che quella persona non la chiameremo mai, che quel quaderno delle superiori mezzo scritto e non, non lo riutilizzeremo mai più.
A cosa voglio mirare dicendo tutto questo , sembrano tutte cose ovvie, domande da capitan ovvio.
Ebbene.
Sono convinto che spesso o per meglio dire, sempre, stentiamo a liberarci delle cose perchè siamo legati ad esse emotivamente e privarci della loro presenza rappresenterebbe per noi rimuovere un ricordo o quanto meno accantonarlo, allontanarlo, quando effettivamente, forse, noi, non lo vogliamo fare.
Ma perché siamo così legati anche a piccole cose, a piccoli ricordi nostalgici?
Per carità, può darsi che una parte di essi possa essere positiva, possa costruire sul nostro viso un sorriso compiacente, che ci ricorda quella volta in cui hai ricevuto in regalo quella maglietta o quella festa a cui hai partecipato in quella foto che giace solitaria nella raccolta "Immagini" tra i documenti sparsi per il PC.
Con l'avvento dei grandi archivi di massa, dell'ordine di Giga e Tera-Byte, i dischi rigidi sono in grado di contenere migliaia di documenti tra video, foto, mp3. Sono diventati contenitori sconfinati di emozioni, di ricordi, di vite vissute e viventi , giacenti su dei bit che camminano sui dischi rotanti e sui display a led luminosi . Vite che continuano e che persistono nella rete , che trovano una seconda personalità ed identità lì, in server chissà dove sparsi per il mondo, abbandonando per questa ragione quasi ogni capacità di ricordo , quella capacità che possedevamo prima di prendere una foto in mano , guardarla, fissare bene il ricordo e tenerlo stretto , senza cercare di lasciarlo mai andare, perchè era lì, stretto nelle nostre mani, fissi nelle nostre menti.
Ora c'è una freccia che punta verso destra ed una che punta verso sinistra a scorrere i nostri ricordi, che lentamente, diventano sempre meno forti.
Vorrei tornare a tenere stretti con me le voci, quelle poche immagini che mi potevano ricordare una bella serata, non 500 foto che non possono far altro che confondermi.
Sono cresciuto in un mondo già abbastanza Digitalizzato.
Ma la capacità di mantenere stretto forte un ricordo, un po' ( e devo dire neanche tanto poco), mi manca.
Nessun commento:
Posta un commento
Commenta Qui!