giovedì 8 settembre 2011

Riuscire

a combattere un blocco, qualcosa di cui non conosciamo la provenienza o quantomeno ne abbiamo un sospetto, ma non lo vogliamo accettare. Rendersi conto di quando accade ed ammettere di aver trovato un discreto collegamento con la necessità ; per carità, potrebbe essere tranquillamente una coincidenza, ma ho i miei motivi per credere che non lo sia. Non riesco a comprendere per quale motivo e in che maniera la necessità ( senza scendere nel particolare di definirne la tipologia ) riesca a stimolare in maniera così efficace la fantasia, anche essendo due concetti apparentemente estranei tra loro. La spiegazione che mi sono dato è collegata a sua volta ad un altro concetto: la ricerca. Infatti la ricerca di soddisfare la necessità comporta un carico di lavoro, di elaborazione, mero bisogno ( a sua volta ) di affogare l'obiettivo con un'altra medicina. Sembra d'un tratto tutto chiaro, semplice, limpido. Ma a conti fatti non credo lo sia. Esiste la rinuncia, il dovere. E' come ricevere un dono utilizzabile solo sotto determinate condizioni, solo attraverso la privazione di quello che costantemente inseguiamo. 
All'improvviso mi è venuta in mente una cosa : i fumetti dei supereroi. Questi non sono frutto della follia delirante di un fumettista disadattato , ma una forma di filosofia sottile . Nel secondo volume di Kill Bill , Bill, per l'appunto , evidenzia proprio tale aspetto del supereroe : Superman, Spiderman, Batman etc.. seppure in maniera differente rispetto a quello che sto pensando io. Quel che io intendo è che il super-potere di ognuno di questi. non è altro che una metafora del talento degli uomini ( di coloro che lo possiedono). E' il potere di uno ( o di pochi ) perché come il talento, esso non è dono di molti.
Ognuno di loro porta sempre con sé il ricordo di una rinuncia. Detto in parole povere, vorrei giungere alla conclusione che il talento non riesce sempre a convivere con il resto delle emozioni, poiché esso ti costringe a pagare un pegno, il cui prezzo, è che , lui, ti vuole tutto per se. 

Tutto ciò non deve essere interpretato in maniera radicale, non credo neanche che siano cose del tutto vere, è un pensiero passeggero e che , anche se mio ,non so nemmeno se condivido del tutto. Sono anche convinto del fatto che un uomo fatto di solo talento non può essere chiamato tale , che la rinuncia, seppur momentanea di esso, può rendere più orgogliosi e soddisfatti di quanto il talento stesso non faccia.


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