mercoledì 6 ottobre 2010

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[ ... ]Quanto poteva essere banale questa cosa? Avevo una vita noiosa, scrivevo stronzate, scrivo stronzate. Apro il portatile mentre la tivù nel sottofondo continua a blaterare stronzate. Ho comprato “Il Lercio” di Welsh e “Storie di Ordinaria Follia” di Bukovsky. Leggo sempre gli stessi autori, per ora.
Un giorno la stronza a scuola mi aveva chiesto quale sarebbe stato, se l’avevo scelto, il tema centrale della mia mappa concettuale. Stavo in quinta, mi ero dimenticato di dirvelo. Avevo pensato che portando un libro, oltre che rappresentare una delle mie più grandi passioni, avrebbe potuto colpire la commissione , checcazzo ne so, un qualcosa tipo intellettuale. Vabbè. Comunque le dissi che avrei voluto portare “Glamorama” di Ellis e lei mi disse che era una bella palla di libro. Ma dico, cristo santo, che cazzo di educazione è? Come cazzo ti permetti di comportarti così con un tuo alunno? Intanto quel figlio di puttana con quelle 730 e passa pagine ha guadagnato quanto un fottutissimo professore dimmerda non potrebbe accumulare nemmeno con 40 anni di servizio, decerebrati – oppressi – falliti. Del cazzo. Disse che avevo obbligato tutta il fottutissimo consiglio dei docenti a leggere quel cazzo di libro che nessuno aveva avuto il cazzutissimo piacere di leggere, forse quella grandissima troia succhia palle del cazzo, amava sditalarsi su quel frocio rottinculo di Leopardi, che non faceva altro che tirar giù la sua gobba merdosa perché troppo impegnato a tirarsi le seghe e a guardata quanto aveva piccolo il pesce oppure su quell’altro coglione di Montale che nonostante scopasse, avesse i soldi, non aveva nessun merdosissimo problema fisico (forse mentale) accusava il “Male di vivere”.   


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